Carlo Malinconico: le conseguenze del mal di merito e del mal di concorrenza in Italia

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L’avvocato Carlo Malinconico è stato chiamato a fornire la sua testimonianza autorevole al convegno “Un’unica malattia italiana con due patologie: il mal di merito e il mal di concorrenza”, tenutosi il 24 novembre presso il Refettorio della biblioteca della Camera dei Deputati.

L'avvocato Carlo Malinconico

Carlo Malinconico: la mancanza di meritocrazia tra le cause della crisi in Italia

L’ex premier Lamberto Dini, il Segretario Generale ISLE Silvio Traversa, il Presidente dell’autorità garante della concorrenza e del mercato Antonio Catricalà, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Malaschini, l’avvocato Carlo Malinconico e molti rappresentanti autorevoli del mondo giuridico, politico ed economico italiano sono intervenuti il 24 novembre al convegno “Un’unica malattia italiana con due patologie: il mal di merito e il mal di concorrenza”. Tenutosi presso il Refettorio della biblioteca della Camera dei Deputati, il dibattito si è concentrato sulle conseguenze della mancanza di meritocrazia e sana concorrenza, tra le cause del disagio giovanile. Il tema, spesso assente nel dibattito politico attuale, ha portato a una serie di interessanti testimonianze che si sono focalizzate anche su questioni pratiche, come il complicato iter della legge annuale sulla concorrenza, chiaramente ad appannaggio delle richieste, delle istanze e degli emendamenti delle lobby e delle corporazioni. Un aspetto che si muove in controtendenza rispetto ai principi di un Paese, i cui pilastri dovrebbero reggersi proprio sul rispetto di questi valori, il fondamento di una vera società liberal – democratica.

Carlo Malinconico: il criterio del merito in Italia

Ad allarmare è la posizione dell’Italia nelle classifiche internazionali: il nostro Paese è infatti all’ultimo posto in Europa sia per concorrenza che per meritocrazia. Un criterio, quello del merito, che entra in gioco in diversi ambiti, dal mercato del lavoro a quello finanziario, e che rappresenta a tutti gli effetti l’unico strumento di emancipazione per i più poveri. L’assenza di meritocrazia favorisce il trionfo delle logiche clientelari e protezioniste, alimentando le deficienze della classe dirigente italiana e portando a un inevitabile arretramento a livello internazionale. È necessario puntare più sulla qualità che sulla quantità delle risorse e l’Università deve tornare a essere un luogo di alta formazione, coinvolgendo attivamente le aziende e creando una connessione tra mondo universitario e quello professionale. Solo tornando a una sana meritocrazia e a una libera concorrenza, l’Italia potrà porre fine all’esodo dei giovani all’estero.

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