JOLANDA COMAR IN ESPOSIZIONE ALLE PRESTIGIOSE MOSTRE DI “SPOLETO INCONTRA VENEZIA”

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Evento imperdibile la grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” con la partecipazione di esponenti illustri sotto l’autorevole curatela di Vittorio Sgarbi e la direzione del manager produttore Salvo Nugnes. Il contesto espositivo designato è l’antico Palazzo Falier risalente al XV secolo, costruito a Venezia sul Canal Grande. L’esposizione resterà in loco dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014.

Tra le presenze di spicco Jolanda Comar partecipa proponendo il suo suggestivo percorso ispirato da rievocazioni luminose, di forte impatto visivo, frutto di un’approfondita ricerca stilistica, che la inducono all’utilizzo di materiali particolari, che producono un equilibrio armonioso tra materia e luce, in modo originale e innovativo. Per lei l’essenza risiede nella luce, mentre il rigore coincide con l’apologia della geometria. La lucentezza, che si riflette nelle opere è concepita come principio fisico e spirituale di irradiazione vitale, incarnando esteticamente il pensiero e stimolando la mente a nuove cognizioni per una prospettiva di spazi universali.

Ogni creazione appare scandita da un avvicendamento razionale ripartito in sezioni geometriche lignee, posizionate in una sfilata perenne e ammantata di fogli lucidi e colorati, in grado di originare mediante le fonti luminose dell’ambiente una progressione di effetti di rifrazione e di specularità, assumendo molteplici valenze simboliche: il concetto della metamorfosi nel mondo della natura, il transito da uno stato ad un altro, l’incessante divenire verso approdi sempre senza precedenti, in un ininterrotto corteo processionale. La tensione costitutiva all’equilibrio e all’armonio è una delle caratteristiche peculiari.

Il codice grafico computerizzato delle sagome verticali che la Comar inserisce nell’ambiente, accentua il valore poetico della texture composta da minimi frammenti modulari, accorpati secondo un’esigenza di assoluto controllo dell’esito formale, evidenziato dalla spinta di luce, che crea espansione di ombre verso confini indefiniti o meglio infiniti. Un contrasto, che nella palese artificialità fa assumere ai singoli quadri l’inedito aspetto di una nuova forma “Sovran-naturale” ricavata da un ordine razionale, che paradossalmente certifica le caratteristiche del respiro vitale. Lo spazio si presenta volutamente privo di confini, aperto al possibile, per ospitare la sintesi della rappresentazione ideale, meditata, prescelta.

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