L’alopecia androgenetica: come riconoscerla e curarla

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L’alopecia androgenetica, conosciuta anche con la definizione di calvizie comune, rappresenta la più importante causa di miniaturizzazione dei capelli e di diradamento progressivo del cuoio capelluto. Come è chiaro dal nome si tratta di una condizione che colpisce soprattutto pazienti di sesso maschile, anche se, osservando l’incidenza generale, si può parlare anche di casi di soggetti di sesso femminile.
L’alopecia androgenetica è una condizione cronica che ha alla base delle cause genetiche. Negli uomini inizia a manifestarsi generalmente dopo i 20 anni, anche se in alcune situazioni particolarmente aggressive si può parlare anche di segni che fanno la loro comparsa attorno ai 15 anni. Nei pazienti di sesso maschile le più importanti manifestazioni dell’alopecia androgenetica sono costituite da un arretramento dell’attaccatura frontale dei capelli, con palesi aree di diradamento del cuoio capelluto al vertice del capo.

Una ottima soluzione per curare l’alopecia androgenetica è l’autotrapianto di capelli, e non può in alcun modo essere sostituito da innesti provenienti da un donatore o dall’impianto di capelli devitalizzati sintetici.
L’autotrapianto di capelli si divide in diverse fasi. Nella prima, conosciuta con la definizione di fase di espianto, il chirurgo individua la zona donatrice e, dopo aver proceduto ad anestetizzare la cute, preleva le unità follicolari, senza che sia necessaria alcuna incisione.
Nella seconda fase, dedicata nello specifico all’impianto, la zona da trattare ex novo viene anestetizzata, e le unità follicolari inserite nella cute, facendo attenzione a seguire il naturale orientamento dei capelli. Il ritorno al sociale successivo a un intervento di autotrapianto di capelli è praticamente immediato. L’operazione avviene a livello ambulatoriale, e il paziente ha la possibilità immediata di riprendere le sue attività quotidiane ordinarie.

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