No profit, l’importanza di essere… 231

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Quasi 5 milioni di volontari attivi, oltre 800 mila dipendenti e circa 300 mila tra collaboratori esterni e temporanei: sono i numeri (Istat) dell’universo no profit italiano, un settore forte, dinamico, capace di trainare la crescita economica e l’occupazione. Negli ultimi anni è cresciuto sempre più, per obiettivi e attività – in particolare nel settore dell’assistenza sociale, delle attività culturali, sportive e di intrattenimento -, instaurando un rapporto sempre più stretto e collaborativo con PA e mondo profit. Tendenza, quest’ultima, che pare destinata a proseguire, complice un sistema di welfare che sempre più spesso – tramite convenzioni e contratti pubblici – fa leva sul terzo settore per quanto riguarda i servizi alla persona.

Non è un caso, quindi, che l’ANAC (Autorità nazionale anticorruzione) abbia più volte ribadito l’importanza del controllo interno e della rendicontazione delle onlus, sancendo di fatto anche per queste l’obbligo di adozione del cosiddetto “modello 231”: un modello di organizzazione, gestione e controllo che vige in Italia dal 2001 e che offre agli enti – nel quadro normativo della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche – uno schema di controllo interno per prevenire comportamenti criminosi e tutelare la responsabilità amministrativa del management.

Il modello organizzativo 231, regolamentando e incoraggiando la cultura del controllo interno e della corretta gestione, rappresenta anche per le onlus una garanzia di credibilità, legalità e trasparenza. Con la Riforma del Terzo Settore, il legislatore ha elencato alcuni requisiti (di onorabilità, capacità professionale e concorrenza) richiesti alle associazioni no profit in caso di affidamento di contratti pubblici. Tra questi:

  • l’individuazione delle aree più suscettibili di rischio di compimento di reati
  • la previsione di procedure di formazione e di gestione nelle attività definite più rischiose
  • l’adozione di un’adeguata procedura di comunicazione con gli organismi di vigilanza
  • un sistema di tutela per i dipendenti che denunciano irregolarità e di sanzioni per chi le commette


Adottare il modello organizzativo 231 significa tutelare il buon nome dell’ente e del suo management, prevenendo illeciti commessi al suo interno. Una corretta (e preventiva) analisi del rischio calata sulla realtà è fondamentale per applicare un sistema di controllo efficace. Per questo è utile affidarsi a servizi di consulenza professionale (come quelli offerti da Alavie) per individuare i potenziali rischi e definire, di conseguenza, un codice etico sempre aggiornato in aggiunta a percorsi tecnico-formativi ad hoc per ogni figura professionale impegnata nell’organizzazione.

 

 

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